Musulmani Europei
Colgo l’occasione per scrivere su un programma che mi sta a cuore e che è davvero da vedere, è Musulmani Europei l’inchiesta di Luca De Mata (con la consulenza di Monsignor Nicola Bux e di Mustafà Mansouri)
affronta il tema, quanto mai attuale e rilevante, della presenza islamica nel nostro continente dando voce alle testimonianze e alle storie, dalla realtà variegata e multiforme, del mondo musulmano in Europa. Forse, il primo e più complesso tentativo mediatico di dare sintesi a tante diversità di opinioni in un’inchiesta costruita insieme da cristiani e musulmani. Il programma, è uno strumento ed uno stimolo di riflessione utile al complesso processo d’integrazione, presupposto irrinunciabile per le democrazie europee e per il futuro scenario globale. La prima puntata la potete trovare qui.
Stasera 31 Agosto andrà in onda su RAIUNO la seconda puntata in seconda serata. questo è Musulmani Europei.
Vi chiedo di non commentare questo post ma di commentare e scrivere la vostra opinione qui: http://www.paolorodari.com/2011/08/30/leuropa-dei-musulmani/ e qui: http://lagiustadistanza.com/2011/08/30/rai1-musulmani-europei-cambia-giorno-e-orario/
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Grazie
Liberamente lei temporaneamente sospeso
Liberamente Lei temporaneamente sospende la pubblicazione dei post.
Speriamo di poter riprendere più in là
Tenta di interrompere lite su bus
Ha cercato di interrompere una lite, a bordo di un bus, tra giovani facendo da paciere, ma è stata a sua volta aggredita da una delle contendenti. Chi l’ha aggredita non si è fermata neanche quando la donna, dolorante e stordita, si è accasciata in terra sul mezzo di trasporto pubblico. È successo in via Tuscolana, all’interno di un autobus di linea, all’altezza degli studi cinematografici di Cinecittà. La vittima, una donna di 56 anni, è stata medicata per una frattura al polso e altre lesioni.Gli agenti del Commissariato Romanina, intervenuti sul posto, hanno fatto scattare subito le indagini ascoltando alcuni testimoni che hanno affermato di aver visto una giovane sferrare un calcio alla donna. Condotta in Commissariato, la ragazza, una romana di 23 anni, non nuova ad episodi del genere, ha accusato dolori addominali riferendo di essere incinta, ma la circostanza non è stata confermata dai sanitari. Portata nuovamente in Ufficio, al termine degli accertamenti è stata arrestata per lesioni personali gravi e denunciata per interruzione di pubblico servizio e omissione di soccorso. Denunciato anche l’amico per favoreggiamento personale.
Violenta la moglie, picchia i figli
In quella casa aveva instaurato un clima di terrore. Tutta la famiglia doveva sottostare ai suoi voleri, altrimenti erano botte, soprusi, minacce. Per anni una 35enne originaria dell’Est e i suoi due figli, gemelli di 13 anni, sono stati vittime delle violenze di un padre-padrone. Lui, tunisino di 43 anni, aveva dato alla donna altri due bambini, un maschio e una femmina. E davanti agli occhi di quei due piccoli, in un appartamento a Traversetolo, si sono consumati abusi al limite del sadismo.
L’uomo maltrattava ripetutamente i figliastri adolescenti, pretendendo che lasciassero la scuola per andare a spacciare o a prostituirsi. Li teneva per ore senza cibo, chiusi in casa, e voleva che annotassero su un quaderno qualsiasi cosa avessero fatto in sua assenza. Diari definiti “allucinanti” dall’accusa, perché mostrano nero su bianco la sopraffazione nei confronti di due ragazzini.
La moglie era costretta a concedersi al marito anche contro la propria volontà, per evitare che l’uomo se la prendesse con i figli. Aveva infatti minacciato di violentarli se lei non lo avesse assecondato. La donna era costretta a lavorare per mantenere tutta la famiglia, da tempo seguita dai servizi sociali. A tenerla insieme al marito, la paura che lui potesse sottrarle per sempre i bambini più piccoli, portandoli in Tunisia. Il suo disprezzo nei confronti della moglie è tale che il bimbo più piccolo, all’asilo, insulta le compagne e tenta di strangolarle imitando i comportamenti del padre. Comportamenti che non passano inosservati alle maestre.
Lo scorso luglio, la goccia che fa traboccare il vaso: uno dei due ragazzi tredicenni finisce a pronto soccorso per le botte del patrigno. L’uomo gli ha stretto le mani intorno al collo nel tentativo di soffocarlo. Scatta l’arresto del 43enne per violenza sessuale, maltrattamenti, lesioni. Per la famiglia, la fine di un incubo. Oggi la condanna del giudice Paola Artusi, con rito abbreviato: sette anni di carcere, più il risarcimento dei danni alle parti lese con provvisionale di 15mila euro per ognuno dei due ragazzi e di mille per la moglie. Il pm Lucia Russo aveva chiesto otto anni di detenzione.
Nel 2005 era fuggita di casa per convertirsi dalla confessione copta all’Islam e sposare un giovane musulmano al Cairo. Dopo anni i tre fratelli di Salwa Adel, 28 anni, sono riusciti a rintracciarla e l’hanno 
accoltellata a morte, assieme al figlioletto di cinque anni. Comparsi davanti a un tribunale, i tre hanno confessato il crimine, affermando di aver voluto «lavare l’onta con il sangue», scrive il giornale egiziano Al Shoruk. Proteste dei salafiti.
Salwa era originaria di Assiut, nell’Alto Egitto. L’atroce delitto è stato commesso nell’abitazione della giovane donna, nella periferia del Cairo, dove viveva con il marito e figli. I tre fratelli hanno sgozzato lei e il bimbo di cinque anni e hanno tentato di uccidere la figlia di tre anni e il marito. Oggi circa 5.000 salafiti appartenenti al gruppo Coalizione per il sostegno ai nuovi musulmani (i cristiani convertiti) hanno manifestato davanti a una moschea nel centro di Alessandria per protestare contro l’uccisione di Salwa. Gli estremisti islamici sventolavano striscioni con su scritto «Vendetta per la musulmana uccisa» e «Basta con le persecuzioni contro i musulmani».
Una vicenda che ha il sapore dell’incredibile, se non fosse che è tutto vero. Nel carcere «Coroneo» di Trieste alcune detenute avrebbero infatti tentato di rimanere incinte con il seme «donato» dai detenuti maschi per usufruire delle misure alternative alla detenzione per le donne in attesa di un bambino.Lo sostiene oggi un servizio del «Piccolo di Trieste» secondo il quale gli uomini lancerebbero il seme dalle finestre, racchiuso in un guanto, alle donne in attesa durante l’ora d’aria. Il Coroneo è forse l’unico carcere italiano ad ospitare, nella stessa struttura, detenuti maschi e femmine. Il direttore dell’istituto, Enrico Sbriglia, in aspettativa per motivi elettorali, ha ammesso la questione. «Dopo essermi consultato con alcuni medici – ha detto – ho ritenuto doveroso segnalare alla Procura quanto accadeva, visti anche i rischi di trasmissione di malattie, per tutelare la salute di queste donne». Il direttore ha spiegato che finora «nessuna donna è rimasta incinta» e che «l’attenzione degli agenti penitenziari su questo fronte ora è estremamente alta».
Nura, il ministro donna che va in Tv solo con il permesso
Finchè non riceverà lo specifico permesso, il primo ministro donna della storia dell’Arabia Saudita non apparirà in televisione. Lo
ha confermato la stessa Nura Al Faiz, vice ministro all’istruzione femminile dallo scorso febbraio, dalle pagine del quotidiano Shams, che la ritrae tuttavia in una fotografia, sebbene con il capo coperto, secondo i dettami della sharia, la legge coranica.
“Non toglierò il velo nè apparirò sugli schermi televisivi a meno che non sia lecito farlo”, ha dichiarato la Al Faiz, entrata nell’arena politica saudita grazie alla nomina di re Abdullah. Il suo incarico era stato salutato come un significativo passo avanti dell’ultraconservatore regno petrolifero che non consente alle donne il diritto di voto, di guida, di libertà di movimento e che non permette ad uomini e donne di intrattenersi nello stesso luogo se non imparentati. La Commissione per la promozione della virtù e le prevenzione del vizio, o polizia religiosa, vigila inoltre assiduamente sul rispetto del codice di abbigliamento che vuole il corpo delle donne coperte da un “abaya”, lungo abito nero, ed il capo da un velo.
Utilizzo responsabile della figura femminile
Si chiama “Manifesto per l’utilizzo responsabile della figura femminile in pubblicità”, ed è l’Associazione Pari O Dispare, con la presidenza onoraria di Emma Bonino, che sta portando avanti il progetto.
Proprio stamane, ore 11, a Milano presso la Fondazione Cariplo, abbiamo visto i primi frutti di un impegno partito lo scorso 19 gennaio al Senato e che, nel tempo record di due mesi, ha raccolto le adesioni di parecchie corporation. Evidentemente, anche loro, sensibilizzate, convinte e partecipi di una rappresentazione femminile sempre più tragicomica, all’interno dei media, e nello specifico,in pubblicità.
Di cosa tratta esattamente il manifesto? E’ una carta articolata e specifica che si sottopone alle aziende per chiedere, fondamentalmente, di rispettare la figura femminile all’interno di cartellonistica, claim, pubblicità televisiva e comunicazione interna. In linea più generale, si chiede di aderire a un’idea di società in cui, per vendere prodotti, non sia necessario mostrare, anche quando le donne non c’entrano proprio nulla, i corpi e le curve e le facce ammiccanti.
L’obiettivo è di ottenere, nel corso del 2011, l’adesione delle migliori aziende che operano in Italia. Ce la faranno? Speriamo di sì! Di certo sappiamo quali sono le aziende che hanno già dato un consenso. Per esempio, quelle che parteciperanno all’incontro e le loro rappresentanti: Enza Goia di Agos Ducato, Filippo de Caterina di L’Oreal, Roberta Cocco di Microsoft Italia, Margherita Maccapani Missoni di Missoni, Bibiana Ferrari di Relight e Alessandra Perrazzelli, presidente di Valore D.
Non portò Ruby ad Arcore
Non è stata Nicole Minetti a portare Ruby, allora minorenne, nella residenza di Silvio Berlusconi ad Arcore la sera del 14 febbraio 2010. Lo
sostiene lei stessa in una memoria difensiva di 12 pagine che il suo avvocato, Daria Pesce, ha presentato ai pm milanesi che indagano sulla vicenda. Il legale sostiene anche che la consigliera regionale del Pdl non era presente al concorso di bellezza a Taormina dove, secondo l’accusa, iniziò l’induzione alla prostituzione di Ruby da parte di Emilio Fede. La memoria difensiva della Minetti è di fatto una presa
di distanze dallo stesso Fede e da Lele Mora che sono indagati assieme a lei.
Nella vicenda, l’impresario dei vip, il direttore del Tg4 e l’ex igienista dentale sono chiamati a rispondere di induzione e sfruttamento della
prostituzione, anche minorile per 32 ragazze – con l’aggiunta di Karima el Mahroug detta Ruby, allora minorenne – reclutate per le cosiddette feste di Arcore. L’indagine ruota attorno alla giovane marocchina, che venne fermata per furto la notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, poi rilasciata dopo una telefonata alla questura da parte del premier Silvio Berlusconi e affidata alla consigliera regionale del Pdl. Un affidamento durato in realtà solo pochi minuti, perchè poi Ruby fu poi «consegnata» alla brasiliana Michele Conceicao. Da questo procedimento è stata stralciata la posizione del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il cui processo con rito immediato con l’imputazione di prostituzione minorile è iniziato il 6 aprile davanti al Tribunale di Milano.
La Francia vieta Burqa e Niqab
Entra in vigore oggi in tutti i luoghi pubblici della Francia la legge che proibisce di indossare il velo integrale islamico, e cioè burqa e niqab. Ed è già polemica. Decine di donne col velo sono state fermate davanti alla cattedrale di Notre-Dame e ad Avignone una musulmana ha sfidato il governo salendo su un treno. La Francia è il primo paese europeo ad applicare un divieto di questo tipo. La legge – adottata dal parlamento francese l’11 ottobre 2010 dopo un acceso dibattito – riguarda circa meno di duemila donne, in un paese che, secondo le stime, conta tra i quattro e i sei milioni di persone di fede musulmana.
Secondo la normativa, da oggi sarà vietato coprirsi il volto con un velo, un casco o una maschera negli spazi pubblici, che comprendono strade, giardini pubblici, stazioni e negozi, altrimenti si dovrà pagare una multa. Le forze dell’ordine non hanno tuttavia il potere di levare il velo alle persone che si oppongono, ma queste ultime incorreranno in una sanzione massima di 150 euro o in un corso di educazione civica. Gli uomini che obbligheranno una donna a portare il velo da oggi in poi rischiano un anno di prigione e 30mila euro di multa.
In strada la sfida delle donne è già partita. A Parigi la polizia ha fermato una ventina di donne velate che partecipavano a una manifestazone davanti alla cattedrale di Notre Dame contro il divieto di indossare il velo islamico nei luoghi pubblici. I fermi sono stati in tutto 59, tra i quali 19 donne con il velo, e seono scattati dopo che la polizia aveva tentato di interompere la manifestazione, che non era autorizzata. Una musulmana di 32 anni di Avignone, nel sud del Paese, ha sfidato la nuova normativa salendo su un treno con indosso il niqab. “Sono stata invitata a partecipare a una trasmissione televisiva alla quale sto andando ed è l’11 aprile, giorno in cui entra in vigore la legge contro il velo integrale”, ha spiegato Kenza Drider, 32 anni, volontaria di un’associazione. “E’ una legge che offende i miei diritti di europea, non faccio che difenderli: cioè la mia libertà di andare e tornare, la mia libertà religiosa”, ha dichiarato la 32enne circondata da giornalisti alla stazione di Avignone, da dove ha preso un treno per Parigi. “Questa legge viola il diritto”, ha insistito la donna madre di quattro figli che vive ad Avignone. “Secondo questa legge, mia moglie dovrebbe restare chiusa a casa, lo trovate normale? Non capisco questa cosa nel paese dei diritti umani”, ha aggiunto il marito Allal Drider, che la accompagnava alla stazione.

