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Liberamente lei temporaneamente sospeso

5 agosto 2011

Liberamente Lei temporaneamente sospende la pubblicazione dei post.
Speriamo di poter riprendere più in là

Tenta di interrompere lite su bus

25 maggio 2011

Ha cercato di interrompere una lite, a bordo di un bus, tra giovani facendo da paciere, ma è stata a sua volta aggredita da una delle contendenti. Chi l’ha aggredita non si è fermata neanche quando la donna, dolorante e stordita, si è accasciata in terra sul mezzo di trasporto pubblico. È successo in via Tuscolana, all’interno di un autobus di linea, all’altezza degli studi cinematografici di Cinecittà. La vittima, una donna di 56 anni, è stata medicata per una frattura al polso e altre lesioni.Gli agenti del Commissariato Romanina, intervenuti sul posto, hanno fatto scattare subito le indagini ascoltando alcuni testimoni che hanno affermato di aver visto una giovane sferrare un calcio alla donna. Condotta in Commissariato, la ragazza, una romana di 23 anni, non nuova ad episodi del genere, ha accusato dolori addominali riferendo di essere incinta, ma la circostanza non è stata confermata dai sanitari. Portata nuovamente in Ufficio, al termine degli accertamenti è stata arrestata per lesioni personali gravi e denunciata per interruzione di pubblico servizio e omissione di soccorso. Denunciato anche l’amico per favoreggiamento personale.

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Violenta la moglie, picchia i figli

17 maggio 2011

In quella casa aveva instaurato un clima di terrore. Tutta la famiglia doveva sottostare ai suoi voleri, altrimenti erano botte, soprusi, minacce. Per anni una 35enne originaria dell’Est e i suoi due figli, gemelli di 13 anni, sono stati vittime delle violenze di un padre-padrone. Lui, tunisino di 43 anni, aveva dato alla donna altri due bambini, un maschio e una femmina. E davanti agli occhi di quei due piccoli, in un appartamento a Traversetolo, si sono consumati abusi al limite del sadismo.

L’uomo maltrattava ripetutamente i figliastri adolescenti, pretendendo che lasciassero la scuola per andare a spacciare o a prostituirsi. Li teneva per ore senza cibo, chiusi in casa, e voleva che annotassero su un quaderno qualsiasi cosa avessero fatto in sua assenza. Diari definiti “allucinanti” dall’accusa, perché mostrano nero su bianco la sopraffazione nei confronti di due ragazzini.

La moglie era costretta a concedersi al marito anche contro la propria volontà, per evitare che l’uomo se la prendesse con i figli. Aveva infatti minacciato di violentarli se lei non lo avesse assecondato. La donna era costretta a lavorare per mantenere tutta la famiglia, da tempo seguita dai servizi sociali. A tenerla insieme al marito, la paura che lui potesse sottrarle per sempre i bambini più piccoli, portandoli in Tunisia. Il suo disprezzo nei confronti della moglie è tale che il bimbo più piccolo, all’asilo, insulta le compagne e tenta di strangolarle imitando i comportamenti del padre. Comportamenti che non passano inosservati alle maestre.

Lo scorso luglio, la goccia che fa traboccare il vaso: uno dei due ragazzi tredicenni finisce a pronto soccorso per le botte del patrigno. L’uomo gli ha stretto le mani intorno al collo nel tentativo di soffocarlo. Scatta l’arresto del 43enne per violenza sessuale, maltrattamenti, lesioni. Per la famiglia, la fine di un incubo. Oggi la condanna del giudice Paola Artusi, con rito abbreviato: sette anni di carcere, più il risarcimento dei danni alle parti lese con provvisionale di 15mila euro per ognuno dei due ragazzi e di mille per la moglie. Il pm Lucia Russo aveva chiesto otto anni di detenzione.

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Ragazza copta sgozzata dalla famiglia perché si era convertita all’Islam

11 maggio 2011

Nel 2005 era fuggita di casa per convertirsi dalla confessione copta all’Islam e sposare un giovane musulmano al Cairo. Dopo anni i tre fratelli di Salwa Adel, 28 anni, sono riusciti a rintracciarla e l’hanno
accoltellata a morte, assieme al figlioletto di cinque anni. Comparsi davanti a un tribunale, i tre hanno confessato il crimine, affermando di aver voluto «lavare l’onta con il sangue», scrive il giornale egiziano Al Shoruk. Proteste dei salafiti.
Salwa era originaria di Assiut, nell’Alto Egitto. L’atroce delitto è stato commesso nell’abitazione della giovane donna, nella periferia del Cairo, dove viveva con il marito e figli. I tre fratelli hanno sgozzato lei e il bimbo di cinque anni e hanno tentato di uccidere la figlia di tre anni e il marito. Oggi circa 5.000 salafiti appartenenti al gruppo Coalizione per il sostegno ai nuovi musulmani (i cristiani convertiti) hanno manifestato davanti a una moschea nel centro di Alessandria per protestare contro l’uccisione di Salwa. Gli estremisti islamici sventolavano striscioni con su scritto «Vendetta per la musulmana uccisa» e «Basta con le persecuzioni contro i musulmani».

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Detenute tentano di rimanere incinte con il seme dei carcerati maschi

4 maggio 2011

Una vicenda che ha il sapore dell’incredibile, se non fosse che è tutto vero. Nel carcere «Coroneo» di Trieste alcune detenute avrebbero infatti tentato di rimanere incinte con il seme «donato» dai detenuti maschi per usufruire delle misure alternative alla detenzione per le donne in attesa di un bambino.Lo sostiene oggi un servizio del «Piccolo di Trieste» secondo il quale gli uomini lancerebbero il seme dalle finestre, racchiuso in un guanto, alle donne in attesa durante l’ora d’aria. Il Coroneo è forse l’unico carcere italiano ad ospitare, nella stessa struttura, detenuti maschi e femmine. Il direttore dell’istituto, Enrico Sbriglia, in aspettativa per motivi elettorali, ha ammesso la questione. «Dopo essermi consultato con alcuni medici – ha detto – ho ritenuto doveroso segnalare alla Procura quanto accadeva, visti anche i rischi di trasmissione di malattie, per tutelare la salute di queste donne». Il direttore ha spiegato che finora «nessuna donna è rimasta incinta» e che «l’attenzione degli agenti penitenziari su questo fronte ora è estremamente alta».

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Nura, il ministro donna che va in Tv solo con il permesso

28 aprile 2011

Finchè non riceverà lo specifico permesso, il primo ministro donna della storia dell’Arabia Saudita non apparirà in televisione. Lo ha confermato la stessa Nura Al Faiz, vice ministro all’istruzione femminile dallo scorso febbraio, dalle pagine del quotidiano Shams, che la ritrae tuttavia in una fotografia, sebbene con il capo coperto, secondo i dettami della sharia, la legge coranica.

“Non toglierò il velo nè apparirò sugli schermi televisivi a meno che non sia lecito farlo”, ha dichiarato la Al Faiz, entrata nell’arena politica saudita grazie alla nomina di re Abdullah. Il suo incarico era stato salutato come un significativo passo avanti dell’ultraconservatore regno petrolifero che non consente alle donne il diritto di voto, di guida, di libertà di movimento e che non permette ad uomini e donne di intrattenersi nello stesso luogo se non imparentati. La Commissione per la promozione della virtù e le prevenzione del vizio, o polizia religiosa, vigila inoltre assiduamente sul rispetto del codice di abbigliamento che vuole il corpo delle donne coperte da un “abaya”, lungo abito nero, ed il capo da un velo.